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Complesso Monumentale di Santa Sofia Terremoti: Scritture al confine |
Siamo a una svolta storica nell’ambito della scrittura e della narrativa o a una fase di assestamento senza troppi traumi? La domanda mi sorge spontanea pensando a quando stia cambiato il mondo, in epoca d’internet e di comunicazione digitale, di quanto il nostro cervello abbia dovuto adattarsi - fortunatamente è plastico, anche se non elastico - in risposta agli stimoli che gli giungono inesorabilmente dal sistema dei nuovi media. Leggiamo, ascoltiamo musica, facciamo un videogioco, mentre inviamo qualche sms o twittiamo, riempiamo qualche riga su Facebook corredate da un piccolo filmato, il tutto contemporaneamente. La maggior parte delle nostre esperienze in rete si risolve nel giro di qualche secondo, una pagina via l’altra, finché non troviamo qual che cerchiamo e, anche lì, scorriamo rapidamente il testo per recuperare quel che serve. Rapidità, velocità, leggerezza e la sensazione che, se il media è il messaggio, il libro, media per eccellenza nell’ambito della letteratura, dovrà – forse? – cambiare natura. Ovviamente non parlo dell’eBook, del fatto che una parte dei testi sarà disponibile in formato digitale e dunque saranno malleabili e tendenzialmente liberi, attraversabili da chiunque voglia farli diventare come un vecchio disco re-mixato: un tanto di Foster Wollace con qualche tocco di Foer e un’aggiunta di Franzen e, per essere originali, il tutto dentro una trama manzoniana. Per quanto interessante la lettura su Kindle piuttosto che sull’iPad dei vecchi romanzi (vecchi è detto con amore e rispetto, va da se) non cambierà la loro natura, ma i nuovi scrittori, quelli che sono entrati da neofiti nella nuova era o sono già nativi digitali cosa scriveranno e come? Si potrà scrivere una Recherche e, nel caso, qualcuno la leggerà?
Dunque la scrittura mi sembra al confine come lo sono gli scrittori, da una parte la terra conosciuta e amata – per lo più – dell’editoria tradizionale, con le sue recensioni, critici di punta, lettori deboli o forti, premi letterari e qualche gelosia; dall’altra, testi virtuali, supporti elettronici, nuovi lettori - distratti per lo più – sconosciuti critici da sito web (il cinema insegna, ahimè) e qualche antica gelosia. Sono certo che nasceranno nuove forme di scrittura, autori che rinnovano la millenaria storia della narrazione, che porteranno più in là i limiti del dicibile e saranno pari a Thomas Mann o addirittura oltre. Forse, però…
PdA
Bio Andrea Bajani
È uno scrittore e giornalista, nato a Roma nel 1975. Giovanissimo si è trasferito in un paese della provincia di Cuneo. Oggi vive a Torino. Il suo primo romanzo è del 2002, “Morto un papa”. L’anno successivo pubblica, per la Pequod, “Qui non ci sono perdenti”. Con “Cordiali saluti”, uscito nel 2005, Bajani inaugura la sua collaborazione con l’Einaudi e il suo interesse per il mondo del lavoro. Argomento anche del suo reportage “Mi spezzo ma non m’impiego” del 2006, viaggio in qualche caso allucinato nel mondo del lavoro precario. Il suo interesse per il mondo giovanile si conferma anche con “Domani niente scuola”, divertente ritratto degli studenti italiani. “Ogni promessa” è il suo ultimo lavoro pubblicato nel del 2010 e vincitore del premio Bagutta.
Bio Diego De Silva
Nato a Napoli nel 1964, ma vive da sempre a Salerno. Ha pubblicato con Einaudi il romanzo “Certi bambini” (2001), premio selezione Campiello, da cui è stato tratto il film omonimo diretto dai fratelli Frazzi. Sempre presso Einaudi sono usciti i romanzi “La donna di scorta” (2001), “Voglio guardare” (2002), “Da un’altra carne” (2004). Con “Non avevo capito niente” (2007) inaugura un trittico di romanzi dedicati alla vita, alle avventure e alle riflessioni dell’avvocato Malinconico. Il libro, finalista al Premio Selezione Campiello, sarà seguito da “Mia suocera beve” (2010), e, nel 2011, da “Sono contrario alle emozioni”. Ha realizzato la pièce “Casa chiusa”, pubblicata con i testi teatrali di Valeria Parrella e Antonio Pascale nel volume “Tre terzi”. Suoi racconti sono apparsi nelle antologie “Disertori”, “Crimini” e “Crimini italiani” (2000, 2005 e 2008).
Bio Antonio Pascale
Nato a Napoli nel 1966. Giornalista e scrittore, è impegnato su più fronti, come la radio, il teatro e la fotografia oltre, ovviamente, alla narrativa. Esordisce come scrittore nel 1999 con “La città distratta”, ripubblicato, con l’aggiunta di nuovi capitoli, nel 2009 da Einaudi Stile libero con il titolo “Ritorno alla città distratta”. Nel 2003, pubblica “La manutenzione degli affetti” ma il suo primo romanzo, “Passa la bellezza”, risale al 2005. Nel 2006 pubblica, “S’è fatta ora”, e “Non è per cattiveria: confessioni di un viaggiatore pigro”. In “Tre terzi”, opera a più mani con Diego De Silva e Valeria Parrella, pubblicato sempre da Einaudi nel 2009, Pascale costruisce un ritratto amaro della Napoli che dilapida le proprie risorse. Scrive “Trent’anni nell’Italia senza stile” nel 2010 e “Democrazia: cosa può fare uno scrittore?” nel 2011.